martedì 6 ottobre 2009

C'ha da fà sempre chi ti ci ha messo !

È pugliese il deputato più assente del Pd«Stare in Parlamento è frustrante»
Si tratta di Antonio Gaglione. Dopo l'approvazione dello Scudo fiscale Antonello Soro ha chiesto la sua espulsione

--------------------

BRINDISI - La maglia nera del deputato più assenteista del Pd se l’aggiudica un pugliese. Si tratta di Antonio Gaglione, medico specializzato in cardiologia e medicina dello sport , nato 56 anni fa a Latiano in provincia di Brindisi. Nel governo Prodi è stato sottosegretario alla salute. Il suo nome è balzato agli onori della cronaca dopo che il provvedimento tanto osteggiato dall’opposizione, lo scudo fiscale, è passato proprio a causa delle assenze nello stesso centrosinistra che, se si fosse presentata in aula compatto, avrebbe potuto bocciare la legge passata con un margine di soli 20 voti di differenza. Ma Gaglione, intervistato dal Corriere della sera non cerca scuse, non si inventa malattie e ammette: «Io sto benissimo grazie a Dio».
In aula è risultato assente in 4045 votazioni, il 90,65% del totale. «Sì, ma nel 2001 divenni senatore con 52 mila e 994 voti» spiega. Intanto però rischia l’espulsione dal gruppo e dal partito. La sua testa è stata chiesta dal capogruppo Antonello Soro, ma lui non si scompone: «Chiedo scusa ai cittadini. Ma non mi dispiace se vengo espulso da un partito che seleziona i deputati in base all’ossequio a big e capicorrente». Per questo sta pensando di lasciare prima di essere allontanato: «Sono deluso. Stare in Parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo e una violenza contro la persona». E venerdì durante la votazione dov’era? «All’Hotel Sheraton a un convegno di medicina. Sono un bravo cardiologo e un ottimo politico». Sarà ma se continua ad assentarsi dall’aula non se ne accorgerà mai nessuno.

La colpa è sempre di chi t'ha messo in lista !

Nelle scorse ore la maggioranza al governo in Campidoglio si è trovata una brutta gatta da pelare. Il fatto coinvolge il consigliere Patrizio Bianconi, eletto nelle file del Pdl in virtù di 1531 voti. Un cittadino del quartiere Prati gli aveva inviato una mail per chiedere ragioni e provvedimenti in merito a una questione, per così dire, di zona. Ecco il testo integrale:
“Caro Patrizio, scusa se ti disturbo, ma in via Tacito l’Ama ha piazzato dei cassonetti in modo assolutamente sconcio, senza nessuna logica, seguendo probabilmente delle pressioni di qualche raccomandato. Mi fai sapere se esiste una normativa comunale in merito ed eventualmente come agire per far ripristinare un regolare ordine?”.
La risposta, puntuale, si deve alla mano stessa di Bianconi, e ha provocato non poco imbarazzo alla Giunta comunale per la concezione tutta particolare che l’onorevole ha del suo mestiere. Il sindaco Gianni Alemanno ha definito le parole di Bianconi inqualificabili e ha chiesto severe sanzioni affinché non si ripeta più una situazione così incresciosa. Riportiamo a seguire la mail di risposta del consigliere Patrizio Bianconi.

Egr. Dott., nella sua e-mail Lei mi segnala una problematica personale che esula dalle mie competenze. Sarebbe svilente se un On. si dovesse occupare di cassonetti - o monnezza, come dicono a Roma - tanto più se gli stessi si trovano dinanzi ad un´attività imprenditoriale di un privato. Con profondo rammarico noto (…) che lei non comprende il senso, né la ratio della Mia attività politica! Cercherò di essere chiaro.
Lei, alle elezioni che mi hanno visto trionfatore non mi ha votato - anzi più volte nel corso degli anni ha manifestato antipatia nei confronti di Berlusconi (…) E allora nasce spontanea una domanda: perché si rivolge alla mia persona? Io per quale motivo dovrei adoperarmi per lei? Forse mi reputa un idiota che si fa sfruttare da chiunque? Oppure, cosa ancora più offensiva, il suo servetto? Io lavoro solamente per chi mi vota in quanto faccio politica, non il missionario (…) Sarebbe svilente e umiliante per la mia persona, la mia competenza e la mia professionalità consentire a chiunque di chiedermi favori che, come nel caso di specie, esulano dalle mie competenze.
Pertanto: 1) O si impegna formalmente - stipulando un patto di sangue con il sottoscritto - a votare nel 2013 il sottoscritto on. Patrizio Bianconi al Comune di Roma ed il dir. Andrea Zaerisi al municipio XIX; 2) O, se lei non è intenzionato, non si rivolga alla mia persona.
Desidero infine segnalarle che per avvalersi della mia professionalità deve preventivamente fornirmi: nome, cognome, indirizzo di residenza affinché io possa schedarla nella mia rubrica individuando la sezione elettorale dove lei vota al fine di controllare se esprimerà o meno la preferenza nei miei riguardi. E poi: il suo telefono di casa, il cellulare e l´e-mail al fine di poterla rintracciare quando ci servirà il voto suo e della sua famiglia. Se non se la sente di instaurare con il sottoscritto tale tipologia di patto la invito a rivolgersi alle persone che lei vota (…) Io non mi faccio prendere per il culo da nessuno!” On. Patrizio Bianconi.
-------------------------
Complimenti ! Neanche la buon'anima di Saddam Hussein !
-----------------------

lunedì 5 ottobre 2009

Scudo fiscale, gli assenti in aula

Il provvedimento è legge con 20 voti di scarto. Tra i banchi dell'opposizione mancavano 29 deputati
ROMA - Lo scudo fiscale è diventato legge con venti voti di scarto tra maggioranza e opposizioni. Tra queste ultime sono stati 29 gli assenti. Tolti i deputati in missione, nel gruppo Idv c'era un assente (pari al 3,8%), nel gruppo Pd 22 (10,6%) e nel gruppo Udc 6 (16,2%). Nel Pdl gli assenti erano 31 (11,5%) , nella Lega 4 (6,6%). Nel voto finale i sì sono stati 270, i no 250.

LA LISTA - Tra gli assenti, l'Idv Aurelio Misiti, i Pd Ileana Argentin, Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Marianna Madia (assente perché si è dovuta sottoporre ad un importante accertamento medico), Margherita Mastromauro, Massimo Pompili, Fabio Porta, Giamomo Portas, Sergio D'Antoni (quest'ultimo ha reso noto che la sua assenza era dovuta alla necessità di sottoporsi a ricovero urgente per accertamenti medici presso la clinica universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna) e Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Lapo Pistelli (tutti e tre impegnati a Madrid per seguire, per conto del Partito Democratico e del gruppo parlamentare che aveva autorizzato la missione, i lavori del Convegno «Global Progress Conference» promosso dal Center of American Progress e dalla Fundacion Ideas para el progreso. Furio Colombo, che sul tabulato distribuito ai deputati, risultava assente, è intervenuto in aula per annunciare che era presente ed aveva votato contro. Nell'Udc gli assenti erano Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane, Salvatore Ruggeri. Nelle fila della maggioranza tra gli assenti Luca Barbareschi, Giulia Bongiorno, Manlio Contento, Manuela Di Centa, Elvira Savino, Maurizio Scelli, Denis Verdini.

Lascia perdere gli show



Lascia perdere gli show durante le interviste. Gli show lasciali fare a chi li sa fare, a chi vive di queste cose, anche perché se uno non è portato per dare spettacolo nelle interviste rischia di finire nel ridicolo o peggio ancora, rischi di suscitare tenerezza come nell'intervista di sabato ( io non so' fesso).
Hai un'ottima squadra e puoi vincere molto. Concentrati sul campo e vedrai che andrà meglio.

Sei alla frutta ?


SIENA, MARCO GIAMPAOLO CONTESTATO
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/calcio/news/2009-10-04_104421490.html
Penso che un allenatore serio dovrebbe avere la capacità di rinnovarsi e di inventarsi soluzioni staccandosi con il passato.
Sono 5 anni che ti porti dietro Fini, Del Grosso, Parola ecc. penso che sia ora di dire basta, anche perché per alcuni di essi gli anni avanzano...

giovedì 1 ottobre 2009

Per la Juventus uno stadio Grande e anche un po' Stevens

di Marco Liguori e Salvatore Napolitano (12/4/2004)
Un po' datato, ma trattandosi di Juve...
Via del Carmine è una lunga strada del centro di Torino, che ha più di un legame con il calcio cittadino. Verso la fine, e precisamente al numero civico 29, vi si trova infatti la sede della società granata, mentre poco dopo averla imboccata da piazza Savoia, al numero 2, c'è lo studio del presidente della Juventus, l'avvocato Franzo Grande Stevens. Proseguendo per circa duecento metri, al numero civico 10, sorge invece un palazzo signorile che fa angolo con via dei Quartieri. Al secondo piano, nello stesso ufficio, ci sono le sedi di due società fiduciarie: la Nomenfid e la Simonfid. In realtà, secondo le visure della Camera di Commercio, in quello stessopalazzo c'è anche la sede di una terza fiduciaria, la Sofegi, che controlla con il 76,72% la Simonfid. Ma al citofono la Sofegi non appare. Tutte e tre hanno un legame particolare con il mondo del calcio, che scopriremo tra poche righe.

E' utile fare ora un passo all'indietro nel tempo e ricordare cosa è accaduto lo scorso luglio 2003: il giorno 15, il Comune di Torino e la Juventus hanno stipulato l'atto con il quale è stato costituito il diritto di superficie per 99 anni sullo stadio Delle Alpi e sulle aree adiacenti: in cambio della ormai famosa mancia di 25 milioni di euro (la miseria di 4,68 euro annui al metro quadro, quando solo per installare un banco per la vendita di libri usati o di fiori ne occorrono 76,65) la società bianconera ha avuto il diritto di edificare su un'area di 54mila metri quadrati un centro commerciale, una multisala cinematografica, la sede e il proprio museo. L'area complessiva è peraltro di circa 350mila metri quadrati. Dunque, tra le altre cose, la gestione del Delle Alpi è passata dal Comune alle
mani bianconere. Occorreva perciò trovare chi se ne occupasse: con la rapidità che contraddistingue i vertici dirigenziali, il 28 luglio la Juventus
ha costituito una nuova società, la Semana, della quale detiene il 30% del capitale. Il restante 70% è in mano alla E.S.E., un'azienda, come si legge
nel bilancio bianconero, «operante nel settore della gestione degli impianti sportivi». Infine, il 12 agosto la Juventus ha sottoscritto con la Semana un contratto di appalto per la fornitura dei servizi relativi alla gestione del Delle Alpi.

Tutto normale? Non proprio. La professionalità dei dirigenti di corso Galileo Ferraris è continuamente riconosciuta: e allora perché affidare la gestione dello stadio alla E.S.E., che, come risulta dal Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, è stata costituita l'8 maggio 2002? Quali esperienze nella gestione degli impianti sportivi poteva vantare per essere scelta per un'operazione così importante? Forse, la società era di nascita recente, ma i suoi soci avevano maturato esperienze significative. E qui si amplia il mistero. Degli azionisti della E.S.E. si sa soltanto che sono due, ma non se ne conosce l'identità: il 90% del capitale è infatti custodito dalla Simonfid, il restante 10% dalla Nomenfid. La Juventus se ne sarà domandata il perché? Certo, è una curiosa casualità che due soci distinti affidino le proprie quote a due diverse fiduciarie, la cui sede si trova però nello stesso, identico ufficio. Non è l'unica gustosa coincidenza: della Simonfid si è già detto che il controllo appartiene ad un'altra fiduciaria, la Sofegi. A sua volta, essa ha tre soci: Franzo, Riccardo e Cristina Grande Stevens, ovvero padre presidente bianconero e relativi rampolli. E la Nomenfid? E' controllata dai soli figliuoli: il
52% è di Riccardo, il 18% di Cristina. Ricapitolando, la Juventus ha affidato la gestione dello stadio Delle Alpi a una neonata società, la Semana,
il cui controllo è nelle mani della E.S.E., a sua volta nata da poco, i cui azionisti hanno scelto due fiduciarie controllate dalla famiglia Grande Stevens per farsi custodire le quote. Anche qui, come nel caso della Gea World, ci sono intrecci tra figli e genitori famosi.

Saltando da un nodo all'altro, come presidente e amministratore delegato della Semana è stato nominato Alessandro Gilardi. E' un cognome che ricorre nelle vicende di casa Juve dal 30 giugno 2003: egli è proprio l'amministratore delegato di quella Costruzioni Generali Gilardi Spa che ha permesso alla società di corso Galileo Ferraris di chiudere con un modesto utile di 2 milioni e 150mila euro il bilancio dello scorso anno. Tutto grazie all'originale scambio imperniato sulla cessione del 27,2% della Campi di Vinovo Spa, controllata dalla Juventus e proprietaria dei terreni di Vinovo e Nichelino sui quali sorgerà il progetto cosiddetto Mondo Juve (con i futuri campi di allenamento delle squadre bianconere oltre a una nuova colata di cemento per mettere su un centro commerciale) al prezzo di 37 milioni e 300mila euro, con una plusvalenza di ben 32 milioni e mezzo di euro. Perché originale? Perché, contestualmente, la Juventus ha concesso alla Gilardi il diritto di rivenderle la stessa quota appena acquistata allo stesso prezzo. Si potrebbe obiettare che se il 27,2% della Campi di Vinovo è stato valutato 37 milioni e 300mila euro quella cifra sia congrua. Macché: facendo una semplice proporzione, quel prezzo equivale a una valutazione totale della Campi di Vinovo pari a 137 milioni e 132 mila euro. Nell'ultimo bilancio annuale, chiuso al 30 giugno 2003, essa ha ottenuto un utile complessivo pari a 4mila euro.C'è un indicatore rozzo ma efficace per capire se la valutazione è in linea con i fondamentali economici: è il rapporto tra prezzo e utili. Il valore medio storico per le società quotate in Borsa, dunque estremamente significativo, si aggira intorno a 13. Vuol dire che, a parità di utili conseguiti, l'investimento iniziale viene ripagato in 13 anni. Come si verifica facilmente, nel caso della Campi di Vinovo, il rapporto è pari a 34.283: un imbattibile record mondiale. Peraltro, non c'è nulla di nuovo sotto il sole: pane (nella veste moderna di tanti soldi), amore (sotto forma di intrecci familiari) e fantasia(nelle valutazioni di bilancio). Ma purtroppo non è bello come il film di Luigi Comencini, interpretato da Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.

Marco Liguori e Salvatore Napolitano

(per gentile concessione degli autori, fonte: il Manifesto di sabato 10 aprile 2004)

mercoledì 30 settembre 2009

Ma chi ti fa parlare ?

E' vero non è colpa tua se sono 50 anni che non vinciamo la coppa dei campioni, però ricorda che quando sei subentrato a Roberto Mancini, la squadra era in fascia 1 nelle liste Uefa, adesso è in fascia 2.
Dal tuo arrivo, il primo anno, sono stati spesi 54 milioni per gli acquisti di 3 fenomeni come Mancini, Quaresma e Mountari.
E' vero che sei stato eliminato dal Manchester United, una squadra fortissima, ma non è colpa di Roberto Mancini se sei arrivato secondo in un girone con Werder Brema, Panathinaikos, Anorthosis.
Negli ultimi 3 anni Roberto Mancini ha fatto 3 finali di coppa italia, tu non mi pare...
Infine ricorda che se guadagni quello che guadagni, è perché Sky, Mediaset e Rai pagano per avere immagini ed interviste.

lunedì 21 settembre 2009

Briatore radiato

Caso Piquet, radiato Briatore Renault due anni "sotto osservazione"
La scuderia francese non dovrà commettere altre infrazioni, altrimenti sarà esclusa per sempre dalle gare
.

RADIATO BRIATORE - Durissima invece la condanna per l'ex team manager della Renault Flavio Briatore: per lui c'è stata la squalifica a vita che gli impedisce l'accesso alle aree operative delle gare e che non gli permette di avere contatti a vita con scuderie e piloti. Cinque anni di sospensione per il direttore tecnico della Renault Pat Symonds. Sempre la Fia - aggiunge il comunicato - ha ringraziato per la sua cooperazione Fernando Alonso, «in alcun modo coinvolto» nella vicenda del falso incidente al gp di Singapore 2008. Nessuna condanna per il pilota della scuderia francese Fernando Alonso. Nessuna condanna anche per Nelson Piquet jr: la federazione ha confermato l'immunità da sanzioni per la sua collaborazione.
RENAULT - La Renault si è scusata e ha dichiarato che pagherà le spese per le investigazioni fatte dalla Fia. «Accettiamo la decisione presa dal Consiglio questa mattina, presentiamo le nostre scuse al mondo della Formula 1 e speriamo di voltare pagina dopo questa prova»: ha detto Bernard Rey, presidente di Renault Formula 1 subito dopo la decisione del Consiglio mondiale Fia. «Ci assumiamo tutte le nostre responsabilità - ha detto Rey - all'interno del team abbiamo preso tutte le misure appropriate già da qualche giorno».(http://www.corriere.it/sport/09_settembre_21/scuderia-renault-squalifica_f1_957850fa-a6a7-11de-8d5f-00144f02aabc.shtml
)
- il mio commento -
Ora da profano evinco che quest'uomo sia responsabile di questa schifezza sportiva e non solo sportiva. La mia domanda nasce spontanea: Possibile che nessun giornale italiano abbia osato, anche solo dubitare, dell'operato di quest'uomo ? Possibile che nessuno abbia osato alzare un dito verso quest'uomo ?

giovedì 6 agosto 2009

INDIA: SUOCERA PUO' PICCHIARE NUORA, LA EDUCA

NEW DELHI - Una suocera che prende a calci la nuora non è passibile di pena da un tribunale con l'accusa di crudeltà. Lo ha deciso la suprema corte indiana, rispondendo ad una serie di appelli di nuore, mariti e suocere. In particolare il più alto tribunale indiano ha detto che la suocera può rimproverare la nuora, darle vestiti usati, eventualmente schiaffeggiarla o prenderla a calci e riprendersi i regali fatti durante le nozze. La decisione della corte, riportata dall'agenzia PTI, è arrivata a seguito del ricorso di una donna indiana che, già alla sua seconda esperienza matrimoniale, ha accusato la suocera di crudeltà ed il marito di complicità con la madre. I giudici le hanno dato torto, ribadendo la vena educativa delle azioni della suocera ed il suo ruolo di madre. In India, dopo il matrimonio, la sposa va a vivere con il marito a casa dei genitori di quest'ultimo dove, il più delle volte, viene in realtà schiavizzata dalla suocera. Gli stipendi vengono consegnati tutti al padre dello sposo che distribuisce i soldi tra i componenti della famiglia, mentre alla sposa resta l'obbligo delle pulizie e di badare alla casa. Nel caso in cui la coppia non riesca ad avere figli o abbia una figlia femmina, i suoceri incolpano della cosa la nuora. Anche la dote di quest'ultima viene totalmente incamerata dai suoceri. Non a caso ci sono parecchi casi di suicidi tra le spose e denunce di maltrattamenti nei confronti delle suocere. La sentenza della suprema corte è destinata a scatenare le proteste dei movimenti femministi che stanno aumentando nel paese.

sabato 11 luglio 2009

«Ciao ragazzi, io sono Zlatan, e voi chi cazzo siete?»

"Ciao ragazzi, io sono Zlatan, e voi chi cazzo siete?"
E' la sua frase di presentazione nello spogliatoio dell'Ajax quando appunto la squadra allora allenata da Leo Beenhakker lo acquista per 7,8 milioni di euro da Malmo.
Vi sembra uno sano di mente ?
http://calciodangolo.blogspot.com/2008/10/zlatan-ibrahimovic.html

Allena e non rompere le palle

Eh, siamo in troppi, eh non siamo forti, eh siamo troppo vecchi eh ci sono giocatori non graditi, eh non siamo tra le prime 4 squadre d'europa eh l'erba è troppo verde eh l'acqua è troppo umida eh l'aria è troppo aria, eh eh eh.... hai rotto il cazzo ! Ci sono centinaia di allenatori che si sognerebbero di avere una rosa come ce l'hai tu, ed uno stipendio come ce l'hai tu ! Siamo in ritiro da 2 giorni e già non ti si sopporta più. C'ha da fa Moratti che ti paga...

giovedì 2 luglio 2009

ROMA: GIAPPONESI TRUFFATI, PRANZO IN CENTRO A 580 EURO

ROMA - Il titolare di un noto ristorante di via Zanardelli, a pochi passi da piazza Navona, è stato denunciato dalla polizia per truffa ai danni di due fidanzati giapponesi in vacanza a Roma e il locale è stato chiuso per gravi carenze igienico-sanitarie. Dopo aver consumato due pranzi completi, con vino e acqua, la coppia si è vista presentare un conto di 579.50 euro. In un primo momento i due turisti hanno pensato a un errore, ma i dubbi sono venuti meno quando sono tornati in possesso della carta di credito: sulla ricevuta risultava che al totale era stata addirittura aggiunta una mancia di 115,50 euro, prelevata senza la loro autorizzazione. Nonostante le proteste, il ristoratore rimaneva irremovibile: questi sono i prezzi! Così i due hanno presentato una denuncia al commissariato Trevi Campo Marzio. Gli agenti hanno compiuto i controlli nell' esercizio commerciale ed è emerso che i prezzi applicati ai due giapponesi non corrispondevano a quelli del menù. Gli agenti hanno anche richiesto i controlli sanitari da parte del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della Asl Rma, che ne ha disposto l'immediata chiusura per gravi carenze igienico sanitarie, dopo aver riscontrato carenze strutturali, ambienti sporchi e frigoriferi non funzionanti.

SACRA SINDONE, FORSE AUTORITRATTO LEONARDO



LONDRA - La sacra sindone di Torino sarebbe l'autoritratto di Leonardo da Vinci, realizzato dall'eclettico genio toscano grazie a una tecnica d'impressione fotografica ante-litteram. E' la teoria avanzata da Lillian Schwartz, consulente della School of Visual Arts di New York. Ovvero la studiosa che negli anni Ottanta dimostrò, grazie all'uso del computer, analogie tra il viso di Leonardo e quello della Monna Lisa. La Schwartz - i suoi studi verranno illustrati questa sera in un documentario trasmesso dall'emittente britannica Channel 5 - ha usato lo stesso programma per sovrapporre l'immagine di Leonardo con quella della sacra sindone. Ottenendo risultati a suo dire sorprendenti. "Combaciano", ha spiegato Lillian Schwartz al Daily Mail. "Per me - ha proseguito - non c'é dubbio che le proporzioni sulle quali Leonardo ha scritto sono state usate per creare il volto della sindone". L'origine dell'impressione in 'negativo' non sarebbe dunque da imputare a un miracolo divino ma ad un miracolo tecnologico di Leonardo. Che per dipingere la sindone avrebbe costruito il primo esempio di camera oscura della storia. Da Vinci, stando alla Schwartz, avrebbe appeso il lenzuolo di lino cosparso di un'emulsione fotosensibile - chiara d'uovo mista a gelatina - in una stanza buia e sigillata. In faccia al lenzuolo, nella parete, Leonardo avrebbe praticato un foro in cui avrebbe sistemato una lente di cristallo: su di una colonnina, davanti alla lente, da Vinci avrebbe piazzato un busto raffigurante il suo volto. Dopo giorni di esposizione l'immagine della statua si sarebbe quindi impressa, capovolta, sul lenzuolo appeso all'interno della camera oscura. "Pazzesco", ha commentato Lynn Picknett, studiosa della sacra sindone. "Chi ha forgiato il falso doveva essere un eretico, avere conoscenze di anatomia e possedere una tecnica capace di spiazzare chiunque sino al XX secolo". Il documentario, a questo proposito, sottolinea come Leonardo fosse affascinato dagli strumenti ottici e che i suoi appunti contengono uno schizzo di camera oscura. Ma John Jackson, direttore del centro studi sulla sacra sindone del Colorado, ha liquidato l'ipotesi della Schwartz perché "basata su misere conoscenze storiche e scientifiche". Il più antico riferimento alla sindone, un medaglione commemorativo, risale infatti alla metà del XIV secolo ed è conservato al museo parigino di Cluny. "Mostra - ha detto Jackson - chiaramente i chierici mentre tengono in mano la sindone e precede la nascita di Leonardo di circa 100 anni". (di Mattia Bernardo Bagnoli).

sabato 20 giugno 2009

Kakà e il Milan questa è poesia

La decisione del fuoriclasse brasiliano è così romantica che sa di altri tempi. Oggi più di ieri Kakà è un esempio anche per i nostri ragazzi

Non è vero che i soldi sono tutto nella vita. Tra Ricardo Kakà, il Milan e il popolo rossonero è finita come doveva finire in una storia d'amore, unica, intensa, indivisibile. L'annuncio di Berlusconi è giunto nel cuore di una serata in cui i tifosi milanesi hanno sfidato il maltempo per un abbraccio a distanza sotto casa del loro idolo e i tifosi milanisti del resto d'Italia (ma anche del mondo) hanno seguito col fiato sospeso in tv o su internet una trattativa che sembrava aver preso definitivamente una brutta piega. Kakà non è un figliol prodigo è uno straordinario campione dentro e fuori dal campo. La scelta di rifiutare il sontuoso contratto del Manchester City senza neanche volerne ascoltare i dettagli la dice lunga sulla personalità e sul cuore di questo ragazzo.

Emblematica la sua dichiarazione a Milan Channel: "Da questa storia ho visto come mi vogliono bene qui al Milan, i miei tifosi, i miei compagni che mi hanno aiutato a fare questa scelta. Alla fine credo di aver fatto la scelta giusta. Non voglio niente, voglio star bene e sono felice di stare dove la gente mi vuole bene e mi ama". Un candore che sa di liberazione.

Kakà, oggi più di ieri, è un esempio per molti nostri ragazzi. Si può dire di no. Si può dire di no anche ad uno sceicco pronto a pagarti a peso d'oro se sull'altro piatto della bilancia sai misurare l'amore. L'amore della società, quello dei compagni (Ronaldinho: "se va via è un disastro", valga per tutti), quello dei più di 5 milioni di tifosi in tutto il pianeta. E' fantastico che facciano capolino un po' di poesia e di buoni sentimenti in un ambiente in cui per lo più si parla di denaro, di veline, di paparazzi. Kakà stasera ha compiuto un atto grande che fa aumentare la considerazione anche tra i suoi avversari (quanti interisti e juventini hanno manifestato il loro disappunto per l'eventuale partenza di un campione così grande).

Galliani è venuto finalmente allo scoperto. Tanto silenzio certamente non deve avergli giovato. Deve aver ingoiato molti rospi in questi giorni e gli striscioni dei tifosi che lo hanno attaccato personalmente devono aver avuto un impatto devastante. Non ha dubbi l'amministratore delegato: ha vinto il cuore sulla mente questa sera. Ma ora vuole lo scudetto. Certo oggi si è sprigionata un'energia positiva. Quel clima che fa la fortuna di tante imprese. Il Milan vuole lo scudetto. Anche l'Inter e la Juve lo vogliono: che vinca il migliore. Schierando campioni sul campo e fuori. E' questo il calcio che vogliamo.

Berlusconi ha fatto il resto. Non una parola sulla società, ma lodi sperticate per il campione. Gli ha attribuito completamente il merito di una scelta coraggiosa senza tenere nulla per chiunque altro. Certo in casa rossonera devono aver vissuto momenti di fuoco. Berlusconi ha detto: "Kakà ha scelto la bandiera". E, questa volta, si è sbagliato: Kakà è la bandiera. E i galloni di capitano (che glieli diano o no) se li è conquistati sul campo con un gesto di altri tempi, di altre generazioni, di altra tempra di sportivi.

Per un calcio travolto dagli scandali, dalle sniffate e dai ricatti è un bel salto. E' il calcio italiano che deve qualcosa a questo ragazzo. Gli deve il fatto di aver dimostrato che si può scegliere per affetto. Berlusconi ha detto che "Kakà è un ragazzo straordinario ed io che sono onorato di essere alla guida del Milan sono felice di averlo nella mia società". Giusto, ma il Milan raccoglie anche quel che ha seminato: un ambiente ideale per ogni calciatore, anche per quelli che hanno scelto di andare via e continuano a parlarne bene. Per questo quella tra Kakà e l'ambiente Milan è una vera storia d'amore. Per favore non sporchiamola più col denaro. Soprattutto con quel che è unto di petrolio. Macchia. ( http://www.puntosport.net/pageview2.php?i=10832&sl=1 )

Di Dante Castellazzi ! (complimenti ! Ma qualcuno ti paga anche per scrivere sté cazzate ????? )

___________________________________________

"Il brasiliano resta al Milan, non è più sul mercato, ha fatto una scelta di cuore. Quando mi sono sentito dire che da lui che preferiva restare, che non avrebbe pensato di aver perso un'occasione per uno stipendio più alto e privilegiava i valori della bandiera, i valori della vicinanza e dell'amicizia, il calore e l'affetto che gli hanno dimostrato anche in questi due giorni tutti i tifosi, io ho detto 'evviva' e ci siamo idealmente abbracciati. Kakà è e resta al Milan". Tutte parole del presidente rossonero Silvio Berlusconi, che rifiuta (in maniera amara o convinta?) 120 milioni di euro netti dal Manchester City.

Adriano Galliani gongola e aggiunge altra "glassa" allo stop delle trattative: "ha prevalso il cuore sulla ragione, ancora una volta i nostri tifosi devono ringraziare il prsidente Berlusconi oltre che Kakà. Lo sforzo economico ricade sul nostro presidente che ancora una volta ha fatto un enorme atto d'amore verso questa società. Era una forte tentazione, era una cifra da stra-record del mondo. Ho pranzato col Berlusconi, ci siamo sentiti 5-6 volte e alla fine è prevalsa la linea comune. Adesso ripartiamo con Riccardino e andiamo a vincere lo scudetto. Questa potrebbe essere la serata del nostro scudetto". (da http://www.sportlive.it/calcio/calcio-news/kaka-resta-al-milan-berlusconi-rifiuta-offerta-manchester-city.html )

Kaka al Real Madrid ?

«È tutta una manovra della stampa di sinistra» ha spiegato il premier. «Mi sembra che la situazione sia molto chiara, c'è una manovra montata dalla stampa di sinistra e dell'opposizione con notizie assolutamente infondate». «Perez è un comunista» - ha poi aggiunto Berlusconi...

venerdì 12 giugno 2009

Irvine, "La Ferrari era un bidone, ma Schumi ci vinceva le gare"

L'ex compagno di squadra di Michael a ruota libera sul suo passato a Maranello. "Alla fine le Rosse erano talmente facili da guidare che il talento del tedesco era sprecato. Persino Massa qualche volta riusciva a batterlo..."
Minacce, insulti, cause legali: la lotta fra i team e la Federazione internazionale capitanata da Mosley sta distruggendo la F1. Niente di meglio quindi che ricordare i vecchi tempi, quelli in cui tutti sgranavano gli occhi davanti alle gesta impossibili di Schumacher. Ma qual era il segreto di questo straordinario pilota poi ribattezzato il cannibale? Ce lo racconta Eddie Irvine, oggi affermato uomo d'affari e assiduo frequantatore di locali alla moda con risse annesse, ma una volta fedele compagno di squadra di sua maestà Schumi.

"Stavo per iniziare la stagione del 1996 - racconta a V-Zine, il magazine della Shell - con una macchina che era un mezzo rottame. Cadeva a pezzi. Di mattina si andava a Fiorano per le prove alle 8, la pista era fredda e le gomme erano nuove, così mi dicevo, la macchina non è tanto male. Poi si verificava un guasto e passavamo la giornata a riparalo. La temperatura della pista intanto saliva, poi scendeva: quando alla fine della giornata si usciva per l'ultima corsa la macchina era di nuovo ok. Ma un giorno che l'avevamo sistemata entro l'ora di pranzo e io sono uscito in pista mentre faceva caldo ho capito che era impossibile guidarla. Era l'antenata spirituale della Jaguar R2, la peggiore F1 che io abbia mai guidato. Eppure Schumi con quella macchina ci vinse tre gare e partì in pole quattro volte".

Ecco la grandezza di Michael. E Irvine lo spiega ancora: "Quella macchina andava bene per tre giri, poi le gomme posteriori erano distrutte. Michael fu sensazionale quell'anno. Eravamo pieni di ammirazione per quello che riusciva a fare con quella macchina. Aveva la capacità di risolvere i problemi. Era anche bravissimo nello sviluppo del motore. Io facevo pena. Ma in fatto di gomme, telaio e aerodinamica direi che era il peggiore con cui abbia mai lavorato. Per il resto, però, era bravissimo. In gara non avevi scampo."

Il figlio di un concessionario d'auto dell'Irlanda del Nord, si sa, ha sempre amato paralare chiaro e ora che non ha più rapporti con le corse non si lascia pregare per raccontare i segreti di quel mondo.

"Le prime Ferrari erano tremende e lui le padroneggiava alla perfezione. Berger andò alla Benetton dopo Michael e ne distrusse due. Alesi ne distrusse un'altra: nessuno riusciva a guidarle, mentre Michael era riuscito a vincere con quelle il campionato del mondo del 1995... Ma quando la manovrabilità delle macchine cominciò a migliorare, il talento di Michael fu meno determinante. Alla fine della sua carriera le Ferrari erano talmente manovrabili che persino Felipe Massa riusciva a batterlo".

Eddie
lasciò la F1 nel 2002 dicendo "non pago per correre" e oggi ha una grande società di software, una di navigazione, ha un centro sportivo gigantesco, una squadra di calcio e continua ad essere uno degli operatori di Borsa più quotati del mondo. Insomma un personaggio da film che nel 1999 per soli due punti perse il titolo mondiale, ma solo perché Schumi si ruppe una gamba in un terribile incidente.

Come andò? Ecco una rivelazione velenosa: "Sapevamo che la nostra macchina non era buona come la McLaren. E non appena Michael uscì di scena la Ferrari capì di aver perso l'elemento determinante. Così smise di fare ricerca sulla macchina di quell'anno. E inizò a sviluppare quella dell'anno successivo, che infatti sarebbe stata molto buona. Dal punto di vista della Ferrari era tutto logico. Quello che mi ha veramente seccato è stato continuare a correre per i collaudi quando non c'era niente da collaudare. Era solo un'operazione di relazioni pubbliche, così
davano l'impressione di aiutare Irvine a vincere il mondiale".

Ma Irvine alla Ferrari deve molto. Soprattutto una "fornitura maxi" di donne, una sua vera mania. Eddie non lo nasconde e ci scherza su (famosa la sua battuta su
Pamela Anderson, una delle sue tante ex: "la ragazza più divertente con cui sia mai stato"). "Mettiamola così - spiega - su questo fronte sono stato molto fortunato perché ci sono solo due piloti Ferrari di F1. E l'altro era Michael Schumacher (fedelissimo alla moglie Corinna e concentrato solo sulle corse). Ho fatto esperienza molto in fretta...".
http://www.repubblica.it/2009/03/sport/formulauno/8gp-inghilterra/intervista-irvine/intervista-irvine.html

12 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

DISASTRO AEREO AIR FRANCE: SFUGGE A VOLO FATALE MA MUORE IN AUTO

BOLZANO - Ha mancato per pochi minuti il volo Air France che la settimana scorsa si è inabissato nell'oceano Atlantico, ma è morta in un incidente stradale. Sull'autostrada che dall'aeroporto di Monaco di Baviera porta al Brennero - racconta il giornale Alto Adige - una coppia di pensionati meranesi di ritorno da una vacanza in Brasile è uscita di strada con l'auto. Kurt e Johanna Ganthaler avevano viaggiato su un aereo decollato pochi minuti prima di quello caduto nell'oceano e una volta arrivati in Baviera volevano rientrare velocemente a Merano concedendosi solo una breve sosta per la cena. A Kufstein in Austria, però, l'auto è volata fuori strada e per la donna non c'é stato nulla da fare.

mercoledì 3 giugno 2009

Gioco erotico finisce in tragedia: morta una donna

Vittima presumibilmente di un sex game ai confini dell'estremo, e' deceduta dopo un disperato ricovero
Napoli - È deceduta, probabilmente per un gioco hard finito male - secondo primi accertamenti - una giovane donna di 37 anni, a Caivano, in provincia di Napoli. 
La donna si era recata ieri pomeriggio all'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore (Napoli) con una grave lesione rettale: agli agenti della polizia ha raccontato che la ferita se l'era procurata cadendo accidentalmente su un manico di scopa. La donna si è spenta nella notte, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico. Durante un sopralluogo compiuto nella casa della persona deceduta, la polizia ha ritrovato un pezzo di manico di scopa con tracce ematiche. Sul fatto indaga la Procura e sono tuttora in corso indagini per fare chiarezza sulla tragica scomparsa della sfortunata donna.

mercoledì 27 maggio 2009

Trieste, si sposa e fugge con l'amico autista

Si è sposata, ma è scappata con l'amico che guidava l'auto nuziale. Lasciando lo sposo e gli invitati ad attenderla invano al banchetto di nozze. E' successo il 16 maggio a Trieste. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano 'Il Piccolo', la protagonista e' una trentenne, Sara, impiegata in una finanziaria di Monfalcone, in provincia di Gorizia, fuggita con un ragazzo che da alcuni mesi giocava a calcio con suo marito e che ufficialmente la stava accompagnando a cambiarsi l'abito dopo la cerimonia. Lo sposo, Andrea, 34 anni, impiegato di banca, ora vuole rivolgersi a un avvocato per il risarcimento dei danni materiali e morali.
Secondo l'Istat in Italia ci si sposa sempre meno: A partire dai primi anni Settanta il numero di matrimoni celebrati in Italia ha visto una continua diminuzione: da più di 400.000, si registrano oggi circa 250.000 matrimoni l'anno. (da:http://www.libero-news.it/pills/view/11900)

giovedì 7 maggio 2009

Due amanti sono rimasti appiccicati mentre facevano sesso in un centro commerciale

In un centro commerciale del Bergamasco, due amanti, una cassiera e una guardia giurata, che da tempo erano sposati con persone diverse e entambi avevano figli, sono stati beccati nel bagno dove erano rimasti bloccati.sembra, che qualcosa per i due amanti, sia andato storto, e la storia tra i due è diventata un incubo, visto che sono rimasti attaccati. I due, con la disperazione hanno dovuto chiamare il 118, sono stati soccorsi e trasportati in ospedale.Dalle rivelazione della “Gazzetta dell’Adda”, tutto sarebbe incominciato, quando la cassiera appena finito di lavorare, ha subito chiamato il suo amante. L’uomo ha chiesto ai suoi colleghi di lavoro che per 10 minuti andava a prendere un caffè, e sarebbe tornato a lavoro, inveve, si è recato in bagno dove la cassiera lo aspettava. Qui la loro passione ha preso il sopravvento, e i due si sono avventurati in un rapporto anale. Ma qualcosa è andato storto, e i focosi amanti non sono più riusciti a staccarsi.Dopo diversi e inutili tentativi, i due hanno chiamato il 118, e gli infermieri li hanno caricati sull’ambulanza, mettendo un telo sulla barella per non farli notare, e li hanno trasportati in ospedale dove dovevano subire l’operazione di distacco.L’arrivo dell’ambulanza al centro commerciale, però, non è passato inosservato: infatti si è creata una folla di curiosi. Tra la folla, si trovava il marito della cassiera con il figlio, che erano andati al supermercato per fare la spesa e stavano aspettando che la cassiera finiva il turno di lavoro. L’uomo appena si è accorto che sotto il telo nella barella c’era la moglie con l’amante, è svenuto ed è stato soccorso dal 118.Dopo alcuni minuti, il marito della cassiera si è ripreso e la folla di persone ha faticato per non fargli compire una pazzia. Oltre alla scoperta dei due, la guardia giurata ha subito il licenziamento e invece la cassiera, non è stata licenziata solo perchè in quel momento aveva finito il turno e non era più in servizio.

martedì 21 aprile 2009

Unico sopravvissuto alle due atomiche,il governo gli riconosce lo status

Tsutomu Yamaguchi si trovava a Hiroshima e Nagasaki
MILANO - Sopravvissuto a due bombe atomiche. Un giapponese di 93 anni di Nagasaki, Tsutomu Yamaguchi, è l'unico sopravvissuto a entrambe le esplosioni di Hirosima e Nagasaki riconosciuto dal governo nipponico. Lo riferisce il quotidiano britannico Guardian, citando il giornale giapponese Mainichi. Yamaguchi era già stato riconosciuto come sopravvissuto alla bomba di Nagasaki, il che gli garantisce una indennità mensile, controlli medici e funerale gratuiti. Ora le autorità gli hanno riconosciuto anche lo status di reduce di Hiroshima. 

PROGETTISTA DI PETROLIERE - Durante la seconda guerra mondiale, Yamaguchi era un progettista di petroliere dei cantieri navali Mitsubishi di Nagasaki. Il 6 agosto 1945 si trovava a Hiroshima, in trasferta ai cantieri locali. Quella mattina si era diretto verso la stazione, per prendere il treno per Nagasaki. Alle 8,15 fu scagliato a terra dall'esplosione. Rimase ustionato, ma sopravvisse. Il giorno dopo, con le ferite fasciate, andò a prendere il treno per tornare a casa, e vide Hiroshima rasa al suolo. La mattina del 9 agosto era di nuovo sul suo ufficio a Nagasaki. Il suo capo lo prese per matto quando raccontò che una sola bomba aveva distrutto Hiroshima. Poi, alle 11,02, Yamaguchi fu di nuovo scagliato a terra da un'esplosione atomica. In entrambi i casi, il tecnico giapponese si trovò nel raggio di tre chilometri dall'epicentro dell'esplosione (presupposto per essere riconosciuto reduce), ed in entrambi i casi se la cavò. 

RADIAZIONI - Negli anni seguenti, mentre migliaia di sopravvissuti morivano di cancro per le 
La bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945
La bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945
radiazioni, Yamaguchi rimase in buona salute, salvo una mezza sordità a un orecchio. Fino al 1960 Yamaguchi aveva lo status di doppio sopravvissuto, ma poi i pignoli burocrati del comune di Nagasaki gli cancellarono il riconoscimento per Hiroshima, dicendo che non gli aumentava i benefici e complicava le procedure. Oggi, il riconoscimento gli è stato restituito. «La mia doppia esposizione alle radiazioni è ora un documento ufficiale del governo» ha commentato l'anziano. «Servirà a raccontare alle giovani generazioni la storia orrenda dei bombardamenti atomici anche dopo che sarò morto».
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_26/giappone_sopravvissuto_9cf11ad2-19ea-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml

Coca nel bagaglio: arrestata segretaria Lega Nord

Fermata all'aeroporto di Agno con otto kg. Bloccata anche un'altra persona.

E`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2  Si tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un uomo. Entrambi provenivano dal Brasile. 

Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune vaschette di alimenti. Non è chiaro se la droga fosse destinata al mercato ticinese, oppure se dovesse rientrare in Italia passando per lo scalo luganese, dove forse la coppia – di 40 e 50anni – sperava in controlli meno severi. In ogni caso, i due non avrebbero mai avuto alcun legame col Ticino.
http://www.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/2009/04/07/cocaina-agno.html
Ovviamente tv e giornali tacciono...

martedì 10 marzo 2009

SUPERNONNA A 71 ANNI RINCORRE E ACCIUFFA LO SCIPPATORE

TOKYO - Una "supernonna" giapponese, di 'appena' 71 anni, ha rincorso in bicicletta il suo scippatore, un disoccupato di 32 anni, riuscendo alla fine a raggiungerlo e a farsi restituire il maltolto prima che intervenisse la polizia. L'episodio, avvenuto sabato nella città centrale di Osaka, ha visto protagonista un'arzilla pensionata che di prima mattina si stava recando al proprio impiego part-time. Derubata della borsa posta nel cestino anteriore della bicicletta, la donna non s'é persa d'animo e si è lanciata all'inseguimento dello scippatore, che dopo 350 metri ha dovuto soccombere, complice anche la sfortunata rottura della catena della propria bici. Secondo la ricostruzione della polizia, la tenace signora non si è accontentata di rientrare in possesso della borsa (che comunque conteneva solo 110 yen, pari a 90 centesimi di euro), trovata nella bici abbandonata dallo scippatore, ma ha continuato imperterrita l'inseguimento scovando alla fine il malvivente, che si era nascosto dietro una staccionata.

domenica 8 marzo 2009

Il Milan sarebbe in testa se escludiamo gli errori arbitrali...

E' stata rifatta la classifica di serie A, escludendo gli errori arbitrali, ovviamente solo quelli contro il Milan, escludendo i minuti nei quali gli avversari hanno segnato, escludendo le giornate di pioggia, vento e con temperatura sotto i 5 gradi, escludendo l'influenza delle maree, la forza gravitazionale lunare e le fasi lunari, la velocità e l'angolo di rotazione dell'asse terrestre, escludendo i campi elettromagnetici causati dai telefonini ed impianti WiFi, il surriscaldamento del pianeta, escludendo lo Tsunami del 2004, i terremoti del Friuli e della Campania, escludendo l'attentato alle torri gemelle... beh escludendo tutto questo il Milan sarebbe in testa alla classifica di serie A ! Meritatamente cribbio !!!

E' proprio vero, all'olimpico si vede male...

Si è sempre detto che all'olimpico di Roma la partita si vede male, sia per la disposizione dei posti, sia per la lontananza dal terreno di gioco. In Roma-Udinese del 7 marzo 2009 è sfuggito a tutti il tocco di mano di Mexes nella propria area di rigore. La cosa strana, è non tanto che sia sfuggito all'arbitro Tagliavento che magari nell'occasione poteva essere coperto, ma stranamente è sfuggito a tutti. Il giorno dopo, sfogliando le prime pagine dei 3 principale quotidiani sportivi, in nessuno dei 3 c'era il minimo riferimento a questo evento, quindi o non l'hanno visto nessuno, o se l'hanno visto l'hanno considerato involontario oppure si trattava di un episodio talmente difficile per l'arbitro che l'hanno trascurato a differenza del nettissimo, chiarissimo ed evidentissimo inesistente fallo ai danni di Balotelli nella partita precedente Inter-Roma.
Succede poi che quando si è a 16 punti di distanza dalla capolista e si pensa che quel distacco è solo dovuto all'arbitro, e poi anche quando l'arbitro ti da una bella mano non si riesce a battere l'Udinese, allora si può perdere la testa e ci si fa espellere...

In viaggio di nozze con l'amante...

Reggio, moglie lo scopre e si separano.
Non voleva farsi mancare nulla e così, oltre alla moglie, un reggiano poco più che 30enne si è portato in viaggio di nozze anche l'amante. Il triangolo si è consumato senza intoppi fra le sabbie bianchissime di un atollo nell’Oceano Indiano, all'insaputa della neosposa, ma poi la tresca è venuta a galla e la malcapitata ha chiesto immediatamente il divorzio e l'annullamento del matrimonio. Ora è seguita da uno psicologo per superare lo shock.
I due sposi, stando alla Gazzetta di Reggio, si conoscono nel 2007, sul luogo di lavoro. Lei ha 25 anni, lui poco più di 30 ed ha appena appena rotto con la fidanzata storica. Nel giro di un anno scocca la scintilla e la coppia decide di fare il grande passo. Qualche tempo prima del matrimonio lui però incontra la sua ex, con cui riallaccia i rapporti e intavola una relazione parallela. Le nozze sono dietro l'angolo e il quasi sposo non se la sente di mandare tutto a rotoli e troncare con la compagna ufficiale. Contemporaneamente non vuole "staccarsi" dall'amante e così trova una soluzione in perfetto stile boccaccesco. Si accorda con "l'altra", dandosi appuntamento sull'atollo corallino scelto per il viaggio di nozze. Il matrimonio si svolge regolarmente, poi i novelli sposi partono per la luna di miele. Alle Maldive, immersi in una natura mozzafiato, i due si godono il mare e il sole. Lui però si gode anche l'amante, che incontra lontano da occhi indiscreti con la scusa di un corso di sub che lo tiene lontano dalla struttura turistica tutto il giorno. La fresca sposina, ignara di tutto, trascorre dodici giorni di continua solitudine, passando ore e ore in spiaggia a curare la tintarella. Poi, incalzata anche dalle domande degli altri ospiti del villaggio, le viene qualche sospetto e chiede spiegazione. Lui la tranquillizza e tutto torna come prima. Anche il viaggio di ritorno a Reggio Emilia è a tre, ma lei non si accorge di nulla. A chiarire il triangolo ci penserà invece la memoria del cellulare del marito, in cui la giovane, una volta a casa, cerca qualche risposta all'insolito viaggio di nozze. Armeggiando con il telefonino, la neosposa trova i messaggi inequivocabili che i due amanti si mandavano alle Maldive per darsi appuntamento. Per la 25enne è un colpo tremendo, si confida con la madre e poi si rivolge a un legale per ottenere il divorzio e l'annullamento del matrimonio. Per superare la brutta esperienza è costretta ad affidarsi anche a uno psicologo. La storia finisce in un lampo, così come era iniziata. Ma la vicenda ormai è sulla bocca di tutti.

sabato 28 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

Investe bambino, scappa e poi torna per chiedere risarcimento danni ad auto

La vittima, 9 anni, stava attraversando la strada. La donna è stata denunciata dai genitori del piccolo.
RONCADE (Treviso) - Una donna ha investito con l'auto un bambino di 9 anni che attraversava la strada e se ne è andata senza prestare soccorso. Poi però ci ha ripensato ed è tornata indietro per chiedere il risarcimento dei danni alla vettura ai genitori della piccola vittima. È accaduto a Roncade, in provincia di Treviso. Il fatto è stato reso noto dagli stessi genitori del bambino che hanno presentato denuncia per omissione di soccorso nei confronti di una donna sempre di Roncade alla guida di una Fiat 600.
DANNI - L'incidente è avvenuto lunedì scorso quando il bambino è stato investito poco dopo essere sceso da un pulmino di una società sportiva. Il piccolo è stato ricoverato in ospedale per trauma cranico e varie contusioni, ma non si trova in gravi condizioni. «L'autista del pullman che ha assistito alla scena - ha detto la madre - non ha fatto in tempo a memorizzare il numero di targa dell'investitrice la quale però, circa un'ora dopo, è ritornata sul posto chiedendo informazioni su dove abitasse l'investito. Quando ci ha raggiunti ha chiesto il risarcimento per i danni causati al suo veicolo. Insistenza che si è ripetuta la sera dopo quando è tornata, accompagnata dal marito, pretendendo di liquidare velocemente la questione con il versamento di 600 euro in contanti».

Battuta di Berlusconi sui desaparecidos, L'Argentina convoca l'ambasciatore

Palazzo Chigi: «Attacco calunnioso su un finto caso»
BUENOS AIRES - Il ministero degli Esteri dell'Argentina ha convocato l'ambasciatore italiano, Stefano Ronca, per esprimere «la profonda preoccupazione» per le presunte frasi attribuite al premier Silvio Berlusconi sulla tragedia dei desaparecidos. L'ambasciatore ha affermato che c'è l'assoluta certezza che da parte di Berlusconi non vi è stato «alcun intento offensivo», ma semmai «una netta presa di distanza dalla dittatura argentina». La posizione ufficiale di Palazzo Chigi è che si tratta di «un attacco calunnioso e assolutamente ingiustificato su un finto caso che provoca indignazione».
SCHERZO MACABRO - Tutto nasce venerdì scorso durante la chiusura della campagna elettorale a Cagliari per le regionali della Sardegna.
Secondo il quotidiano argentino Clarin, che cita un servizio dell'Unità, Berlusconi avrebbe «scherzato» sulla vicenda dei desaparecidos in Argentina e sulla fine delle persone sequestrate dai militari. «Li portavano sull'aereo poi dicevano: è una bella giornata, andate fuori un po' a giocare», avrebbe detto il Cavaliere riferendosi voli della morte, con i quali venivano eliminati gli oppositori (spesso dopo essere stati torturati) del regime militare tra il 1976 e il 1983). Le vittime venivano lanciate vive e sedate da aerei militari nelle acque del Rio de la Plata.
EQUIVOCO - Secondo Palazzo Chigi «le parole del presidente del Consiglio sono state completamente stravolte e addirittura rovesciate, quando era chiarissimo che egli stava sottolineando la brutalità dei 'voli della morte' messi in opera dalla dittatura argentina di quel tempo». Fonti del governo italiano precisano che Berlusconi intendeva fare un confronto con chi in Italia lo
offende e lo insulta paragonandolo ai dittatori.
CLAMORE IN ARGENTINA - L'articolo di Clarin ha un richiamo in prima pagina dal titolo «Berlusconi, macabro con i desaparecidos», e precisa che «non è chiara la ragione» delle frasi del primo ministro italiano sui desaparecidos. L'articolo del quotidiano è stato ripreso dall'agenzia locale Telam e ha subito avuto ampia eco nelle tv e nei siti online a Buenos Aires, dove la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha detto di «sentirsi offesa» dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano. «Nei confronti degli argentini - ha ricordato - c'è sempre stata grande solidarietà, sia dai precedenti governi italiani sia da parte della giustizia».

lunedì 16 febbraio 2009

VISTI DAGLI ALTRI: Un dramma italiano.

Il 6 febbraio in una clinica di Udine i medici di EluanaEnglaro, una donna di 38 anni in stato vegetativo da 17, lehanno sospeso l'alimentazione forzata. Tre giorni dopo èmorta per un collasso cardiocircolatorio causato dalladisidratazione. Cose del genere succedono tutti i giorni inaltre parti d'Europa. Ma in Italia è stato un drammanazionale. La vicenda ha messo in luce due caratteristichedell'Italia di oggi: la persistente influenza della chiesacattolica e il disprezzo della legge da parte delpresidente del consiglio Silvio Berlusconi. The Economist, Gran Bretagna

sabato 7 febbraio 2009

«Farla sopravvivere è andare contro natura»

Giovanni Reale, filosofo cattolico:
la Chiesa e il governo politicizzano una cosa metapolitica.
MILANO — «Ma ancora non c'è nulla di deciso, vero?», chiede Giovanni Reale. «Il decreto del governo è un errore, si oppone all'idea di libertà su cui è radicato il concetto occidentale dell'uomo. E lo dico da cattolico». «Napolitano ha fatto il suo dovere di Presidente, ha richiamato l'attenzione sulla sostanza della Costituzione. Un uomo saggio. Almeno uno».
«Sopravvivenza a prezzo di vita». Quando entra nel merito della vicenda di Eluana Englaro, cita il francese Jean Baudrillard. Da 17 anni, per Reale, Eluana Englaro sopravvive a prezzo della vita. «La tesi portata avanti da molti uomini della Chiesa, e ora anche del governo, è sbagliata e va corretta — dice il filosofo —. Nel caso di Eluana vedo un abuso da parte di una civiltà tecnologica totalizzante, così gonfia di sé e dei suoi successi da volersi sostituire alla natura. Si è perduta la saggezza della giusta misura. La Chiesa, e il governo insieme a lei, sono vittime di questo paradigma culturale dominante». Racconta di sua madre. «Era all'ospedale con il cancro, i medici volevano riempirla di tubi. "Potremmo prolungarle la vita di qualche mese", dicevano. Io ero frastornato. È stata lei a decidere: lasciatemi morire a casa, nel mio letto. In quel periodo stavo traducendo il Fedone di Platone e anche lì, con parole diverse, ho ritrovato il senso di quel desiderio di mia madre. Quando Socrate deve bere la cicuta, qualcuno gli suggerisce: "C'è ancora qualche ora, attendi finché il sole non sia tramontato". Ma non ha senso aggrapparsi alla vita quando ormai non ce n'è più». Se mi trovassi nella condizione di non aver più speranze di guarigione, aggiunge Reale, «non avrei dubbi su cosa scegliere».
Anche la Chiesa condanna l'accanimento terapeutico. Ma un sondino per l'alimentazione è accanimento terapeutico? Su questo ci si divide. «La Chiesa dice molte cose sagge. Per esempio: si può rinunciare all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo. Ed è proprio questo il caso di Eluana: qui non c'è stata proporzione e non c'è nessuna ragionevole speranza di esito positivo. E allora? Perché questo accanirsi contro di lei?». Reale, da credente, rivendica la libertà di coscienza dei cattolici sul caso di Eluana. Di più: dice che la libertà di coscienza «è un preciso dovere morale» e si affida a un'altra citazione, questa volta un aforisma di Gomez Davila: «Ciò che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa da dentro la Chiesa, è privo di interesse». «Ecco — riprende — molte critiche che vengono dall'interno sono costruttive. Io critico il paradigma culturale che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura, e la fede con questo non ha nulla a che fare, la fede è al di sopra della cultura, il suo compito è fecondare la cultura stessa».
Se il diritto alla vita perde la precedenza su tutti gli altri valori, sa anche lei quale potrebbe essere il prossimo passo: parlare in termini meno ideologici di eutanasia. «Errore. Io non lascio aperto nessuno spiraglio all'eutanasia. Non dico: fammi morire. Ma: lasciami morire come ha stabilito la natura. Né io, né tu. La natura. Prendiamo il caso di Piergiorgio Welby, che ho seguito da vicino. Welby sostanzialmente non disse: staccate la spina. Ma: lasciate che la natura faccia il suo corso, non fatemi restare vittima di una tecnologia che costruisce qualcosa di sostitutivo e artificiale rispetto alla natura. È un'affermazione identica a quella che si dice abbia fatto Giovanni Paolo II: lasciatemi tornare alla casa del padre. Il secondo aveva fede, il primo no. Per Welby era andare nella notte assoluta, per il Papa nella vita. Ma dal punto di vista umano è la stessa condivisibile richiesta». A complicare il caso di Eluana c'è la questione della ricostruzione della sua volontà presunta. «Chi più del padre e della madre ama quella ragazza? Mi sembra che nessuno più di loro abbia il diritto di dire che cosa avrebbe voluto fare la figlia, ora che lei non è più in grado di esprimersi».
Giovanni Reale in più occasioni, durante questa intervista, usa il «noi»: «Noi pensiamo che la vita di Eluana sia artificiale». «Secondo noi questo sistema che si è sostituito alla natura per un tempo così spaventosamente lungo è aberrante». Reale parla per sé, ma la sua non è una voce isolata. Attorno al diritto all'autodeterminazione e all'idea di libertà di coscienza dei cattolici si è costituito un gruppo di filosofi: da Vito Mancuso a Roberta De Monticelli, da Vittorio Possenti a, appunto, Giovanni Reale, le «intelligenze più acute del cattolicesimo italiano», come li ha definiti Luigi Manconi su L'Unità. Che succede ora: nella Chiesa si arriverà a una sintesi? «Gettiamo semi, non tocca a noi raccogliere frutti. Speriamo li diano. Ma l'errore che con Eluana stanno facendo religiosi e uomini di governo è di cadere nella politicizzazione di qualcosa che con la politica non c'entra niente, che è metapolitico».

venerdì 6 febbraio 2009

Le camere a gas ? Per disinfettare



TREVISO - Il gruppo lefebvriano, appena riammesso nella Chiesa cattolica, continua a seminare caos e dichiarazioni integraliste. E' stata un'altra giornata di polemiche, dopo la revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson. Stamattina ha fatto scalpore l'intervista della Tribuna di Treviso a don Floriano Abrahamowicz, in cui il religioso lefebvriano veneto ha pronunciato frasi shock: "Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare - ha detto - ma non so dire se abbiano fatto dei morti oppure no, perché non ho approfondito la questione". Una posizione dalla quale la sua comunità si è subito distanziata, definendola "personale". In serata, però, ha parlato anche un altro lefebvriano, don Pierpaolo Petrucci, priore del Priorato di Rimini della Fraternità di San Pio X, secondo cui "per la revoca della scomunica non ci è stata posta alcuna condizione". Il religioso ha riferito che i seguaci di Lefebvre "sono rimasti scandalizzati dalla preghiera che Benedetto XVI ha fatto nella moschea blu di Istanbul durante il suo viaggio in Turchia" (nel novembre del 2006, ndr) e che riconoscono "il magistero della Chiesa fino al Concilio Vaticano II". Intanto, va avanti il dialogo tra il Vaticano e Gerusalemme: oggi c'è stato uno scambio di lettere tra il rabbinato di Israele e la Santa Sede. Oded Weider, direttore generale del rabbinato, dopo aver ricevuto il messaggio cardinale Walter Kasper, ha spiegato che l'incontro previsto a Roma per marzo tra funzionari cattolici ed ebraici non è cancellato, come si era detto stamattina, ma sospeso: "Stiamo valutando", ha detto Weider, che ha poi definito la lettera "bella e seria".
Dichiarazione shock. Smentendo Benedetto XVI che nell'udienza generale di ieri ha ricordato la Shoah e "l'eccidio efferato di milioni di persone", don Floriano Abrahamowicz mette in dubbio il genocidio di sei milioni di ebrei: "I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere?". Il sacerdote si è poi rifiutato di rispondere ai molti giornalisti che lo hanno cercato, ma ha confermato la sostanza della sua intervista. Contraria la sua comunità. Il religioso di Treviso - che rifiuta però di definirsi antisemita - ha riacceso la polemica sul negazionismo nonostante il mea culpa pronunciato dal leader del movimento tradizionalista Bernard Fellay addolorato dalle parole del vescovo Williamson, e le distanze prese dalla stessa comunità anticonciliare a cui appartiene il religioso trevigiano: "La Fraternità Sacerdotale San Pio X - ha scritto il superiore del distretto italiano, don Davide Pagliarani - ribadisce che monsignor Richard Williamson, sullo sterminio degli ebrei, ha espresso una posizione personale e in nessun modo della Comunità. Posizione che riguarda più lo storico che non il vescovo in quanto tale". Incontro interreligioso non cancellato. Nel pomeriggio il rabbinato di Israele ha comunicato di aver ricevuto una lettera dalla Santa Sede, in risposta a quella in cui l'autorità di Gerusalemme esprimeva il suo dissenso dopo le parole di Williamson. Il direttore generale del rabbinato di Israele ha detto che "sta valutando" il messaggio di Kasper, presidente della commissione vaticana che cura i rapporti col mondo ebraico. "All'inizio della prossima settimana - ha proseguito Wiener - esamineramo la lettera congiuntamente con il testo del discorso pronunciato ieri da papa Benedetto XVI, che pure era molto importante non solo per gli ebrei ma per il mondo intero perché respingeva i negazionisti della Shoah. Quel discorso ha rappresentato un passo avanti per la soluzione della vicenda". "Servono scuse pubbliche". Stamattina il rabbinato capo di Israele aveva invece cancellato l'incontro. Nella lettera inviata al cardinale Kasper, Wiener si lamentava del reintegro nella chiesa Cattolica del vescovo ordinato dall'arcivescovo anticonciliare Marcel Lefebvre, senza aver ottenuto dal prelato pubbliche scuse. Oggi però Wiener ha ribadito comunque l'apprezzamento per le parole di ieri del Papa e ha detto che il rabbinato di Gerusalemme aspetta la visita di Benedetto XVI ("molto importante per noi"), prevista in maggio. Mentre, ha affermato Wiener, "il posto di chi nega la Shoah deve essere in carcere, e non fra i leader religiosi". La reazione alle parole di Don Floriano. Il primo ad esprimersi sconcertato dopo le parole del religioso di Treviso, è il vescovo di Treviso, monsignor Andrea Bruno Mazzocato: "E' infondata ed estranea al sentire cristiano l'affermazione di don Floriano Abrahamowicz. Ogni posizione che prende le distanze dal pensiero del Papa - ha sottolineato il vescovo - è da considerare storicamente infondata". Anche dal mondo della politica si sono alzate critiche alle parole del sacerdote lefebvriano. Il segretario del Pd Walter Veltroni ha detto che "il negazionismo è tanto più insopportabile se pronunciato da persone che dovrebbero avere una cura particolare dell'umanità". Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, ha consigliato a don Floriano di togliersi di dosso l'abito talare: "Farebbero bene a togliersi di dosso quell'abito e andarsene via, magari rifugiandosi in uno dei campi di sterminio nazisti".

Monsignor Gerhard Wagner: l'uragano 'Katrina' un segno di Dio

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Linz, Monsignor Gerhard Wagner, ultra-conservatore non figurava nella lista proposta dal vescovo della Diocesi al Pontefice. Mentre nella sala stampa della Santa Sede veniva diffuso il comunicato stampa con la nomina, in Austria il vescovo di Linz, Monsignor Ludwig Schwarz, ha annunciato "con gioia" l’investitura. Il nuovo vescovo ausiliare, 54 anni, del clero della medesima Diocesi, da oltre 20 anni alla guida della parrocchia di Windischgarsten, si è fatto sentire recentemente per dichiarazioni che hanno sollevato un polverone sia nella Chiesa cattolica austriaca che tra i fedeli. Ossia, durante l'uragano 'Katrina' (che ha devastato New Orleans nel 2005), ha dichiarato: "Non è stato un caso se sono state distrutte cinque cliniche abortiste nella città". Poi il prelato si domandava se "la catastrofe naturale non sia stata conseguenza di un inquinamento spirituale". Nel 2001, lo stesso Monsignor Wagner aveva messo in guarda i giovani dalla lettura dei romanzi del ciclo di Harry Potter di J.K. Rowling, che, secondo il religioso, portano a forme di "satanismo".

sabato 17 gennaio 2009

Ritrovati alle Cayman 9 mln euro Santa Casa Loreto scomparsi



Lo rivela Corriere Adriatico, no comment Delegazione pontificia


ANSA) - ANCONA, 15 GEN - Sarebbero stati ritrovati in un fondo di investimento alle Isole Cayman i circa 9 milioni di euro spariti dalle casse della Delegazione pontificia di Loreto, all'epoca guidata dell'arcivescovo Gianni Danzi, morto nel 2007. La notizia, anticipata dal Corriere Adriatico, e' stata accolta da un ''no comment'' della Santa Casa, che del resto non ha mai confermato ufficialmente nemmeno la sparizione della somma. Dopo il trasferimento in una banca a Milano i soldi sarebbero finiti in Svizzera, di li' in Brasile e poi nel fondo dei Caraibi. (ANSA).

mercoledì 7 gennaio 2009

Benedetto XVI perde "audience" alle udienze mezzo milione in meno


Fedeli in calo per il secondo anno consecutivo: 2,2 milioni contro i 2,8 del 2007.

CITTÀ DEL VATICANO - Calano le presenze dei fedeli alle udienze e agli incontri di Benedetto XVI. In un anno la platea cui si rivolge il Pontefice ha perso mezzo milione di partecipanti. Sono dati ufficiali, che provengono dal Palazzo apostolico e che testimoniano una forte caduta di afflusso. Nel 2008 si sono recati agli incontri pubblici del Papa sia in Vaticano che a Castelgandolfo due milioni e duecentoquindicimila tra fedeli e pellegrini. Se si pensa che nei primi 12 mesi di pontificato erano venute ad ascoltare papa Ratzinger oltre quattro milioni di persone - superando anche l'affluenza che si registrava in piazza San Pietro e nell'Aula Nervi nell'ultimissima stagione di Wojtyla - è certamente impressionante il calo di circa un milione e ottocentomila fedeli rispetto alla fase in cui tutto appariva nuovo dopo l'avvento di Benedetto XVI al trono papale. L'impressione è che il pontificato di Benedetto XVI abbia alla lunga un impatto polarizzante all'interno del mondo cattolico. Di qua l'area di coloro che sono entusiasti nei confronti del governo ratzingeriano, di là l'area di quanti non sono attratti. D'altronde non è casuale che vi sia un flusso continuo alla tomba di Giovanni Paolo II, mentre nelle botteghe di souvenir sono ancora vendutissime le cartoline con l'immagine del papa polacco. Le cifre fornite dalla Casa pontificia sono eloquenti. Nel 2008 i partecipanti agli incontri pubblici sono stati due milioni e duecentoquindicimila. Nel 2007 sono stati due milioni e ottocentotrentamila. Mentre nel 2006 sono stati circa tre milioni e duecentomila.

Dal punto di vista mediatico i viaggi di Benedetto XVI negli Stati Uniti, in Australia e in Francia sono stati quest'anno, invece, un successo. Specialmente negli Usa l'interesse per Ratzinger è stato molto forte - al di là delle polemiche sui preti pedofili - al punto che moltissimi giornali locali hanno seguito la visita papale, cosa piuttosto insolita per il panorama della stampa americana. Va detto peraltro che Benedetto XVI non ha mai inteso qualificare il suo pontificato in termini di "audience" o di "immagine". Ancora recentemente, al discorso tenuto alla Curia alla vigilia di Natale, ha sottolineato di non voler essere una "star", attorno a cui tutto gira, ma "solo e totalmente" il Vicario che rimanda a Cristo. Problemi non di immagine, ma di dura realtà economica attendono invece papa Ratzinger nel 2009. In Vaticano i responsabili finanziari non hanno passato un dicembre sereno. Per il secondo anno consecutivo il bilancio della Santa Sede (2008) si prepara a chiudere in rosso. L'allarme è già trapelato il mese scorso. Sono stati avvertiti tutti i vescovi e i cardinali del mondo. A novembre il responsabile degli interventi di assistenza del Vaticano, cardinale Paul Cordes, ha dichiarato anche che il consiglio Cor Unum da lui diretto sta "risentendo della crisi, perché non abbiamo liquidi come avevamo prima. E adesso dobbiamo riflettere di più su come reperire fondi". La crisi globale fa sì che dalle diocesi l'afflusso delle offerte sia minore.

Niente diretta per la messa di Natale la tv francese preferisce il varietà


PARIGI - Aveva promesso una "laicità positiva", più rispettosa della dottrina cattolica. Ma negli ultimi tempi, Nicolas Sarkozy è riuscito soltanto a moltiplicare gli screzi con la Chiesa. La dichiarazione Onu per depenalizzare l' omosessualità, partita dalla Francia, è soltanto l' ultimo di una serie di segnali: tutti negativi per il Vaticano. Ieri è arrivata la notizia che l' emittente privata Tf1, proprietà dell' amico del presidente, Martin Bouygues, quest' anno non trasmetterà la messa di Natale in diretta. Al posto dell' omelia da San Pietro andrà in onda un varietà e poi un concerto vecchio di tre anni del cantante francese Michel Sardou. «E' un segno di superficialità e una mancanza di attenzione alla sensibilità, alla cultura e alla tradizione religiosa di una vasta parte del paese» ha protestato il portavoce vaticano, Federico Lombardi. Il governo francese aveva già messo in agitazione le gerarchie ecclesiastiche per l' annunciata liberalizzazione del lavoro domenicale. Qualche giorno fa, l' arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, Andrè Vingt-Trois, era intervenuto per ricordare che «lavorare la domenica non è bene». E poi aveva aggiunto: «Guadagnare di più non deve diventare il principale obiettivo dell' esistenza». Una chiara allusione a uno degli slogan preferiti da Sarkozy, «lavorare di più, per guadagnare di più». La legge adesso è stata sospesa: l' alleanza tra socialisti e una parte della destra cattolica rendono quasi impossibile approvare la misura. Il presidente francese, divenuto canonico onorario della Basilica Lateranense poco dopo la sua elezione, dovrà faticare per trovare la via della riappacificazione. Certo, si tratta di soltanto di incidenti. La visita del Papa a Parigi lo scorso settembre è stato un successo. E Sarkozy continua ad essere convinto che la religione cattolica sia una "risorsa" sociale e che la République non debba calpestare i diritti dei credenti. Dietro le quinte, la diplomazia ha ricevuto l' ordine di ricucire gli strappi con Roma. I consiglieri dell' Eliseo sottolineano che la dichiarazione Onu ha una "paternità" ormai molto ampia: è stata firmata da 66 paesi (tra cui tutti gli europei, Italia compresa). E che la proposta in favore dei gay è stata avanzata «autonomamente» da Rama Yade, sottosegretario ai diritti umani, ex pupilla di Sarkozy oggi peraltro in disgrazia. La giovane Yade difende invece l' iniziativa. Parlando all' Onu ha risposto indirettamente al Vaticano: «Non ci faremo fermare dalle ostilità né dall' intolleranza».