sabato 28 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

Investe bambino, scappa e poi torna per chiedere risarcimento danni ad auto

La vittima, 9 anni, stava attraversando la strada. La donna è stata denunciata dai genitori del piccolo.
RONCADE (Treviso) - Una donna ha investito con l'auto un bambino di 9 anni che attraversava la strada e se ne è andata senza prestare soccorso. Poi però ci ha ripensato ed è tornata indietro per chiedere il risarcimento dei danni alla vettura ai genitori della piccola vittima. È accaduto a Roncade, in provincia di Treviso. Il fatto è stato reso noto dagli stessi genitori del bambino che hanno presentato denuncia per omissione di soccorso nei confronti di una donna sempre di Roncade alla guida di una Fiat 600.
DANNI - L'incidente è avvenuto lunedì scorso quando il bambino è stato investito poco dopo essere sceso da un pulmino di una società sportiva. Il piccolo è stato ricoverato in ospedale per trauma cranico e varie contusioni, ma non si trova in gravi condizioni. «L'autista del pullman che ha assistito alla scena - ha detto la madre - non ha fatto in tempo a memorizzare il numero di targa dell'investitrice la quale però, circa un'ora dopo, è ritornata sul posto chiedendo informazioni su dove abitasse l'investito. Quando ci ha raggiunti ha chiesto il risarcimento per i danni causati al suo veicolo. Insistenza che si è ripetuta la sera dopo quando è tornata, accompagnata dal marito, pretendendo di liquidare velocemente la questione con il versamento di 600 euro in contanti».

Battuta di Berlusconi sui desaparecidos, L'Argentina convoca l'ambasciatore

Palazzo Chigi: «Attacco calunnioso su un finto caso»
BUENOS AIRES - Il ministero degli Esteri dell'Argentina ha convocato l'ambasciatore italiano, Stefano Ronca, per esprimere «la profonda preoccupazione» per le presunte frasi attribuite al premier Silvio Berlusconi sulla tragedia dei desaparecidos. L'ambasciatore ha affermato che c'è l'assoluta certezza che da parte di Berlusconi non vi è stato «alcun intento offensivo», ma semmai «una netta presa di distanza dalla dittatura argentina». La posizione ufficiale di Palazzo Chigi è che si tratta di «un attacco calunnioso e assolutamente ingiustificato su un finto caso che provoca indignazione».
SCHERZO MACABRO - Tutto nasce venerdì scorso durante la chiusura della campagna elettorale a Cagliari per le regionali della Sardegna.
Secondo il quotidiano argentino Clarin, che cita un servizio dell'Unità, Berlusconi avrebbe «scherzato» sulla vicenda dei desaparecidos in Argentina e sulla fine delle persone sequestrate dai militari. «Li portavano sull'aereo poi dicevano: è una bella giornata, andate fuori un po' a giocare», avrebbe detto il Cavaliere riferendosi voli della morte, con i quali venivano eliminati gli oppositori (spesso dopo essere stati torturati) del regime militare tra il 1976 e il 1983). Le vittime venivano lanciate vive e sedate da aerei militari nelle acque del Rio de la Plata.
EQUIVOCO - Secondo Palazzo Chigi «le parole del presidente del Consiglio sono state completamente stravolte e addirittura rovesciate, quando era chiarissimo che egli stava sottolineando la brutalità dei 'voli della morte' messi in opera dalla dittatura argentina di quel tempo». Fonti del governo italiano precisano che Berlusconi intendeva fare un confronto con chi in Italia lo
offende e lo insulta paragonandolo ai dittatori.
CLAMORE IN ARGENTINA - L'articolo di Clarin ha un richiamo in prima pagina dal titolo «Berlusconi, macabro con i desaparecidos», e precisa che «non è chiara la ragione» delle frasi del primo ministro italiano sui desaparecidos. L'articolo del quotidiano è stato ripreso dall'agenzia locale Telam e ha subito avuto ampia eco nelle tv e nei siti online a Buenos Aires, dove la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha detto di «sentirsi offesa» dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano. «Nei confronti degli argentini - ha ricordato - c'è sempre stata grande solidarietà, sia dai precedenti governi italiani sia da parte della giustizia».

lunedì 16 febbraio 2009

VISTI DAGLI ALTRI: Un dramma italiano.

Il 6 febbraio in una clinica di Udine i medici di EluanaEnglaro, una donna di 38 anni in stato vegetativo da 17, lehanno sospeso l'alimentazione forzata. Tre giorni dopo èmorta per un collasso cardiocircolatorio causato dalladisidratazione. Cose del genere succedono tutti i giorni inaltre parti d'Europa. Ma in Italia è stato un drammanazionale. La vicenda ha messo in luce due caratteristichedell'Italia di oggi: la persistente influenza della chiesacattolica e il disprezzo della legge da parte delpresidente del consiglio Silvio Berlusconi. The Economist, Gran Bretagna

sabato 7 febbraio 2009

«Farla sopravvivere è andare contro natura»

Giovanni Reale, filosofo cattolico:
la Chiesa e il governo politicizzano una cosa metapolitica.
MILANO — «Ma ancora non c'è nulla di deciso, vero?», chiede Giovanni Reale. «Il decreto del governo è un errore, si oppone all'idea di libertà su cui è radicato il concetto occidentale dell'uomo. E lo dico da cattolico». «Napolitano ha fatto il suo dovere di Presidente, ha richiamato l'attenzione sulla sostanza della Costituzione. Un uomo saggio. Almeno uno».
«Sopravvivenza a prezzo di vita». Quando entra nel merito della vicenda di Eluana Englaro, cita il francese Jean Baudrillard. Da 17 anni, per Reale, Eluana Englaro sopravvive a prezzo della vita. «La tesi portata avanti da molti uomini della Chiesa, e ora anche del governo, è sbagliata e va corretta — dice il filosofo —. Nel caso di Eluana vedo un abuso da parte di una civiltà tecnologica totalizzante, così gonfia di sé e dei suoi successi da volersi sostituire alla natura. Si è perduta la saggezza della giusta misura. La Chiesa, e il governo insieme a lei, sono vittime di questo paradigma culturale dominante». Racconta di sua madre. «Era all'ospedale con il cancro, i medici volevano riempirla di tubi. "Potremmo prolungarle la vita di qualche mese", dicevano. Io ero frastornato. È stata lei a decidere: lasciatemi morire a casa, nel mio letto. In quel periodo stavo traducendo il Fedone di Platone e anche lì, con parole diverse, ho ritrovato il senso di quel desiderio di mia madre. Quando Socrate deve bere la cicuta, qualcuno gli suggerisce: "C'è ancora qualche ora, attendi finché il sole non sia tramontato". Ma non ha senso aggrapparsi alla vita quando ormai non ce n'è più». Se mi trovassi nella condizione di non aver più speranze di guarigione, aggiunge Reale, «non avrei dubbi su cosa scegliere».
Anche la Chiesa condanna l'accanimento terapeutico. Ma un sondino per l'alimentazione è accanimento terapeutico? Su questo ci si divide. «La Chiesa dice molte cose sagge. Per esempio: si può rinunciare all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo. Ed è proprio questo il caso di Eluana: qui non c'è stata proporzione e non c'è nessuna ragionevole speranza di esito positivo. E allora? Perché questo accanirsi contro di lei?». Reale, da credente, rivendica la libertà di coscienza dei cattolici sul caso di Eluana. Di più: dice che la libertà di coscienza «è un preciso dovere morale» e si affida a un'altra citazione, questa volta un aforisma di Gomez Davila: «Ciò che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa da dentro la Chiesa, è privo di interesse». «Ecco — riprende — molte critiche che vengono dall'interno sono costruttive. Io critico il paradigma culturale che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura, e la fede con questo non ha nulla a che fare, la fede è al di sopra della cultura, il suo compito è fecondare la cultura stessa».
Se il diritto alla vita perde la precedenza su tutti gli altri valori, sa anche lei quale potrebbe essere il prossimo passo: parlare in termini meno ideologici di eutanasia. «Errore. Io non lascio aperto nessuno spiraglio all'eutanasia. Non dico: fammi morire. Ma: lasciami morire come ha stabilito la natura. Né io, né tu. La natura. Prendiamo il caso di Piergiorgio Welby, che ho seguito da vicino. Welby sostanzialmente non disse: staccate la spina. Ma: lasciate che la natura faccia il suo corso, non fatemi restare vittima di una tecnologia che costruisce qualcosa di sostitutivo e artificiale rispetto alla natura. È un'affermazione identica a quella che si dice abbia fatto Giovanni Paolo II: lasciatemi tornare alla casa del padre. Il secondo aveva fede, il primo no. Per Welby era andare nella notte assoluta, per il Papa nella vita. Ma dal punto di vista umano è la stessa condivisibile richiesta». A complicare il caso di Eluana c'è la questione della ricostruzione della sua volontà presunta. «Chi più del padre e della madre ama quella ragazza? Mi sembra che nessuno più di loro abbia il diritto di dire che cosa avrebbe voluto fare la figlia, ora che lei non è più in grado di esprimersi».
Giovanni Reale in più occasioni, durante questa intervista, usa il «noi»: «Noi pensiamo che la vita di Eluana sia artificiale». «Secondo noi questo sistema che si è sostituito alla natura per un tempo così spaventosamente lungo è aberrante». Reale parla per sé, ma la sua non è una voce isolata. Attorno al diritto all'autodeterminazione e all'idea di libertà di coscienza dei cattolici si è costituito un gruppo di filosofi: da Vito Mancuso a Roberta De Monticelli, da Vittorio Possenti a, appunto, Giovanni Reale, le «intelligenze più acute del cattolicesimo italiano», come li ha definiti Luigi Manconi su L'Unità. Che succede ora: nella Chiesa si arriverà a una sintesi? «Gettiamo semi, non tocca a noi raccogliere frutti. Speriamo li diano. Ma l'errore che con Eluana stanno facendo religiosi e uomini di governo è di cadere nella politicizzazione di qualcosa che con la politica non c'entra niente, che è metapolitico».

venerdì 6 febbraio 2009

Le camere a gas ? Per disinfettare



TREVISO - Il gruppo lefebvriano, appena riammesso nella Chiesa cattolica, continua a seminare caos e dichiarazioni integraliste. E' stata un'altra giornata di polemiche, dopo la revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson. Stamattina ha fatto scalpore l'intervista della Tribuna di Treviso a don Floriano Abrahamowicz, in cui il religioso lefebvriano veneto ha pronunciato frasi shock: "Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare - ha detto - ma non so dire se abbiano fatto dei morti oppure no, perché non ho approfondito la questione". Una posizione dalla quale la sua comunità si è subito distanziata, definendola "personale". In serata, però, ha parlato anche un altro lefebvriano, don Pierpaolo Petrucci, priore del Priorato di Rimini della Fraternità di San Pio X, secondo cui "per la revoca della scomunica non ci è stata posta alcuna condizione". Il religioso ha riferito che i seguaci di Lefebvre "sono rimasti scandalizzati dalla preghiera che Benedetto XVI ha fatto nella moschea blu di Istanbul durante il suo viaggio in Turchia" (nel novembre del 2006, ndr) e che riconoscono "il magistero della Chiesa fino al Concilio Vaticano II". Intanto, va avanti il dialogo tra il Vaticano e Gerusalemme: oggi c'è stato uno scambio di lettere tra il rabbinato di Israele e la Santa Sede. Oded Weider, direttore generale del rabbinato, dopo aver ricevuto il messaggio cardinale Walter Kasper, ha spiegato che l'incontro previsto a Roma per marzo tra funzionari cattolici ed ebraici non è cancellato, come si era detto stamattina, ma sospeso: "Stiamo valutando", ha detto Weider, che ha poi definito la lettera "bella e seria".
Dichiarazione shock. Smentendo Benedetto XVI che nell'udienza generale di ieri ha ricordato la Shoah e "l'eccidio efferato di milioni di persone", don Floriano Abrahamowicz mette in dubbio il genocidio di sei milioni di ebrei: "I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere?". Il sacerdote si è poi rifiutato di rispondere ai molti giornalisti che lo hanno cercato, ma ha confermato la sostanza della sua intervista. Contraria la sua comunità. Il religioso di Treviso - che rifiuta però di definirsi antisemita - ha riacceso la polemica sul negazionismo nonostante il mea culpa pronunciato dal leader del movimento tradizionalista Bernard Fellay addolorato dalle parole del vescovo Williamson, e le distanze prese dalla stessa comunità anticonciliare a cui appartiene il religioso trevigiano: "La Fraternità Sacerdotale San Pio X - ha scritto il superiore del distretto italiano, don Davide Pagliarani - ribadisce che monsignor Richard Williamson, sullo sterminio degli ebrei, ha espresso una posizione personale e in nessun modo della Comunità. Posizione che riguarda più lo storico che non il vescovo in quanto tale". Incontro interreligioso non cancellato. Nel pomeriggio il rabbinato di Israele ha comunicato di aver ricevuto una lettera dalla Santa Sede, in risposta a quella in cui l'autorità di Gerusalemme esprimeva il suo dissenso dopo le parole di Williamson. Il direttore generale del rabbinato di Israele ha detto che "sta valutando" il messaggio di Kasper, presidente della commissione vaticana che cura i rapporti col mondo ebraico. "All'inizio della prossima settimana - ha proseguito Wiener - esamineramo la lettera congiuntamente con il testo del discorso pronunciato ieri da papa Benedetto XVI, che pure era molto importante non solo per gli ebrei ma per il mondo intero perché respingeva i negazionisti della Shoah. Quel discorso ha rappresentato un passo avanti per la soluzione della vicenda". "Servono scuse pubbliche". Stamattina il rabbinato capo di Israele aveva invece cancellato l'incontro. Nella lettera inviata al cardinale Kasper, Wiener si lamentava del reintegro nella chiesa Cattolica del vescovo ordinato dall'arcivescovo anticonciliare Marcel Lefebvre, senza aver ottenuto dal prelato pubbliche scuse. Oggi però Wiener ha ribadito comunque l'apprezzamento per le parole di ieri del Papa e ha detto che il rabbinato di Gerusalemme aspetta la visita di Benedetto XVI ("molto importante per noi"), prevista in maggio. Mentre, ha affermato Wiener, "il posto di chi nega la Shoah deve essere in carcere, e non fra i leader religiosi". La reazione alle parole di Don Floriano. Il primo ad esprimersi sconcertato dopo le parole del religioso di Treviso, è il vescovo di Treviso, monsignor Andrea Bruno Mazzocato: "E' infondata ed estranea al sentire cristiano l'affermazione di don Floriano Abrahamowicz. Ogni posizione che prende le distanze dal pensiero del Papa - ha sottolineato il vescovo - è da considerare storicamente infondata". Anche dal mondo della politica si sono alzate critiche alle parole del sacerdote lefebvriano. Il segretario del Pd Walter Veltroni ha detto che "il negazionismo è tanto più insopportabile se pronunciato da persone che dovrebbero avere una cura particolare dell'umanità". Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, ha consigliato a don Floriano di togliersi di dosso l'abito talare: "Farebbero bene a togliersi di dosso quell'abito e andarsene via, magari rifugiandosi in uno dei campi di sterminio nazisti".

Monsignor Gerhard Wagner: l'uragano 'Katrina' un segno di Dio

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Linz, Monsignor Gerhard Wagner, ultra-conservatore non figurava nella lista proposta dal vescovo della Diocesi al Pontefice. Mentre nella sala stampa della Santa Sede veniva diffuso il comunicato stampa con la nomina, in Austria il vescovo di Linz, Monsignor Ludwig Schwarz, ha annunciato "con gioia" l’investitura. Il nuovo vescovo ausiliare, 54 anni, del clero della medesima Diocesi, da oltre 20 anni alla guida della parrocchia di Windischgarsten, si è fatto sentire recentemente per dichiarazioni che hanno sollevato un polverone sia nella Chiesa cattolica austriaca che tra i fedeli. Ossia, durante l'uragano 'Katrina' (che ha devastato New Orleans nel 2005), ha dichiarato: "Non è stato un caso se sono state distrutte cinque cliniche abortiste nella città". Poi il prelato si domandava se "la catastrofe naturale non sia stata conseguenza di un inquinamento spirituale". Nel 2001, lo stesso Monsignor Wagner aveva messo in guarda i giovani dalla lettura dei romanzi del ciclo di Harry Potter di J.K. Rowling, che, secondo il religioso, portano a forme di "satanismo".