sabato 20 giugno 2009

Kakà e il Milan questa è poesia

La decisione del fuoriclasse brasiliano è così romantica che sa di altri tempi. Oggi più di ieri Kakà è un esempio anche per i nostri ragazzi

Non è vero che i soldi sono tutto nella vita. Tra Ricardo Kakà, il Milan e il popolo rossonero è finita come doveva finire in una storia d'amore, unica, intensa, indivisibile. L'annuncio di Berlusconi è giunto nel cuore di una serata in cui i tifosi milanesi hanno sfidato il maltempo per un abbraccio a distanza sotto casa del loro idolo e i tifosi milanisti del resto d'Italia (ma anche del mondo) hanno seguito col fiato sospeso in tv o su internet una trattativa che sembrava aver preso definitivamente una brutta piega. Kakà non è un figliol prodigo è uno straordinario campione dentro e fuori dal campo. La scelta di rifiutare il sontuoso contratto del Manchester City senza neanche volerne ascoltare i dettagli la dice lunga sulla personalità e sul cuore di questo ragazzo.

Emblematica la sua dichiarazione a Milan Channel: "Da questa storia ho visto come mi vogliono bene qui al Milan, i miei tifosi, i miei compagni che mi hanno aiutato a fare questa scelta. Alla fine credo di aver fatto la scelta giusta. Non voglio niente, voglio star bene e sono felice di stare dove la gente mi vuole bene e mi ama". Un candore che sa di liberazione.

Kakà, oggi più di ieri, è un esempio per molti nostri ragazzi. Si può dire di no. Si può dire di no anche ad uno sceicco pronto a pagarti a peso d'oro se sull'altro piatto della bilancia sai misurare l'amore. L'amore della società, quello dei compagni (Ronaldinho: "se va via è un disastro", valga per tutti), quello dei più di 5 milioni di tifosi in tutto il pianeta. E' fantastico che facciano capolino un po' di poesia e di buoni sentimenti in un ambiente in cui per lo più si parla di denaro, di veline, di paparazzi. Kakà stasera ha compiuto un atto grande che fa aumentare la considerazione anche tra i suoi avversari (quanti interisti e juventini hanno manifestato il loro disappunto per l'eventuale partenza di un campione così grande).

Galliani è venuto finalmente allo scoperto. Tanto silenzio certamente non deve avergli giovato. Deve aver ingoiato molti rospi in questi giorni e gli striscioni dei tifosi che lo hanno attaccato personalmente devono aver avuto un impatto devastante. Non ha dubbi l'amministratore delegato: ha vinto il cuore sulla mente questa sera. Ma ora vuole lo scudetto. Certo oggi si è sprigionata un'energia positiva. Quel clima che fa la fortuna di tante imprese. Il Milan vuole lo scudetto. Anche l'Inter e la Juve lo vogliono: che vinca il migliore. Schierando campioni sul campo e fuori. E' questo il calcio che vogliamo.

Berlusconi ha fatto il resto. Non una parola sulla società, ma lodi sperticate per il campione. Gli ha attribuito completamente il merito di una scelta coraggiosa senza tenere nulla per chiunque altro. Certo in casa rossonera devono aver vissuto momenti di fuoco. Berlusconi ha detto: "Kakà ha scelto la bandiera". E, questa volta, si è sbagliato: Kakà è la bandiera. E i galloni di capitano (che glieli diano o no) se li è conquistati sul campo con un gesto di altri tempi, di altre generazioni, di altra tempra di sportivi.

Per un calcio travolto dagli scandali, dalle sniffate e dai ricatti è un bel salto. E' il calcio italiano che deve qualcosa a questo ragazzo. Gli deve il fatto di aver dimostrato che si può scegliere per affetto. Berlusconi ha detto che "Kakà è un ragazzo straordinario ed io che sono onorato di essere alla guida del Milan sono felice di averlo nella mia società". Giusto, ma il Milan raccoglie anche quel che ha seminato: un ambiente ideale per ogni calciatore, anche per quelli che hanno scelto di andare via e continuano a parlarne bene. Per questo quella tra Kakà e l'ambiente Milan è una vera storia d'amore. Per favore non sporchiamola più col denaro. Soprattutto con quel che è unto di petrolio. Macchia. ( http://www.puntosport.net/pageview2.php?i=10832&sl=1 )

Di Dante Castellazzi ! (complimenti ! Ma qualcuno ti paga anche per scrivere sté cazzate ????? )

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"Il brasiliano resta al Milan, non è più sul mercato, ha fatto una scelta di cuore. Quando mi sono sentito dire che da lui che preferiva restare, che non avrebbe pensato di aver perso un'occasione per uno stipendio più alto e privilegiava i valori della bandiera, i valori della vicinanza e dell'amicizia, il calore e l'affetto che gli hanno dimostrato anche in questi due giorni tutti i tifosi, io ho detto 'evviva' e ci siamo idealmente abbracciati. Kakà è e resta al Milan". Tutte parole del presidente rossonero Silvio Berlusconi, che rifiuta (in maniera amara o convinta?) 120 milioni di euro netti dal Manchester City.

Adriano Galliani gongola e aggiunge altra "glassa" allo stop delle trattative: "ha prevalso il cuore sulla ragione, ancora una volta i nostri tifosi devono ringraziare il prsidente Berlusconi oltre che Kakà. Lo sforzo economico ricade sul nostro presidente che ancora una volta ha fatto un enorme atto d'amore verso questa società. Era una forte tentazione, era una cifra da stra-record del mondo. Ho pranzato col Berlusconi, ci siamo sentiti 5-6 volte e alla fine è prevalsa la linea comune. Adesso ripartiamo con Riccardino e andiamo a vincere lo scudetto. Questa potrebbe essere la serata del nostro scudetto". (da http://www.sportlive.it/calcio/calcio-news/kaka-resta-al-milan-berlusconi-rifiuta-offerta-manchester-city.html )

Kaka al Real Madrid ?

«È tutta una manovra della stampa di sinistra» ha spiegato il premier. «Mi sembra che la situazione sia molto chiara, c'è una manovra montata dalla stampa di sinistra e dell'opposizione con notizie assolutamente infondate». «Perez è un comunista» - ha poi aggiunto Berlusconi...

venerdì 12 giugno 2009

Irvine, "La Ferrari era un bidone, ma Schumi ci vinceva le gare"

L'ex compagno di squadra di Michael a ruota libera sul suo passato a Maranello. "Alla fine le Rosse erano talmente facili da guidare che il talento del tedesco era sprecato. Persino Massa qualche volta riusciva a batterlo..."
Minacce, insulti, cause legali: la lotta fra i team e la Federazione internazionale capitanata da Mosley sta distruggendo la F1. Niente di meglio quindi che ricordare i vecchi tempi, quelli in cui tutti sgranavano gli occhi davanti alle gesta impossibili di Schumacher. Ma qual era il segreto di questo straordinario pilota poi ribattezzato il cannibale? Ce lo racconta Eddie Irvine, oggi affermato uomo d'affari e assiduo frequantatore di locali alla moda con risse annesse, ma una volta fedele compagno di squadra di sua maestà Schumi.

"Stavo per iniziare la stagione del 1996 - racconta a V-Zine, il magazine della Shell - con una macchina che era un mezzo rottame. Cadeva a pezzi. Di mattina si andava a Fiorano per le prove alle 8, la pista era fredda e le gomme erano nuove, così mi dicevo, la macchina non è tanto male. Poi si verificava un guasto e passavamo la giornata a riparalo. La temperatura della pista intanto saliva, poi scendeva: quando alla fine della giornata si usciva per l'ultima corsa la macchina era di nuovo ok. Ma un giorno che l'avevamo sistemata entro l'ora di pranzo e io sono uscito in pista mentre faceva caldo ho capito che era impossibile guidarla. Era l'antenata spirituale della Jaguar R2, la peggiore F1 che io abbia mai guidato. Eppure Schumi con quella macchina ci vinse tre gare e partì in pole quattro volte".

Ecco la grandezza di Michael. E Irvine lo spiega ancora: "Quella macchina andava bene per tre giri, poi le gomme posteriori erano distrutte. Michael fu sensazionale quell'anno. Eravamo pieni di ammirazione per quello che riusciva a fare con quella macchina. Aveva la capacità di risolvere i problemi. Era anche bravissimo nello sviluppo del motore. Io facevo pena. Ma in fatto di gomme, telaio e aerodinamica direi che era il peggiore con cui abbia mai lavorato. Per il resto, però, era bravissimo. In gara non avevi scampo."

Il figlio di un concessionario d'auto dell'Irlanda del Nord, si sa, ha sempre amato paralare chiaro e ora che non ha più rapporti con le corse non si lascia pregare per raccontare i segreti di quel mondo.

"Le prime Ferrari erano tremende e lui le padroneggiava alla perfezione. Berger andò alla Benetton dopo Michael e ne distrusse due. Alesi ne distrusse un'altra: nessuno riusciva a guidarle, mentre Michael era riuscito a vincere con quelle il campionato del mondo del 1995... Ma quando la manovrabilità delle macchine cominciò a migliorare, il talento di Michael fu meno determinante. Alla fine della sua carriera le Ferrari erano talmente manovrabili che persino Felipe Massa riusciva a batterlo".

Eddie
lasciò la F1 nel 2002 dicendo "non pago per correre" e oggi ha una grande società di software, una di navigazione, ha un centro sportivo gigantesco, una squadra di calcio e continua ad essere uno degli operatori di Borsa più quotati del mondo. Insomma un personaggio da film che nel 1999 per soli due punti perse il titolo mondiale, ma solo perché Schumi si ruppe una gamba in un terribile incidente.

Come andò? Ecco una rivelazione velenosa: "Sapevamo che la nostra macchina non era buona come la McLaren. E non appena Michael uscì di scena la Ferrari capì di aver perso l'elemento determinante. Così smise di fare ricerca sulla macchina di quell'anno. E inizò a sviluppare quella dell'anno successivo, che infatti sarebbe stata molto buona. Dal punto di vista della Ferrari era tutto logico. Quello che mi ha veramente seccato è stato continuare a correre per i collaudi quando non c'era niente da collaudare. Era solo un'operazione di relazioni pubbliche, così
davano l'impressione di aiutare Irvine a vincere il mondiale".

Ma Irvine alla Ferrari deve molto. Soprattutto una "fornitura maxi" di donne, una sua vera mania. Eddie non lo nasconde e ci scherza su (famosa la sua battuta su
Pamela Anderson, una delle sue tante ex: "la ragazza più divertente con cui sia mai stato"). "Mettiamola così - spiega - su questo fronte sono stato molto fortunato perché ci sono solo due piloti Ferrari di F1. E l'altro era Michael Schumacher (fedelissimo alla moglie Corinna e concentrato solo sulle corse). Ho fatto esperienza molto in fretta...".
http://www.repubblica.it/2009/03/sport/formulauno/8gp-inghilterra/intervista-irvine/intervista-irvine.html

12 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

DISASTRO AEREO AIR FRANCE: SFUGGE A VOLO FATALE MA MUORE IN AUTO

BOLZANO - Ha mancato per pochi minuti il volo Air France che la settimana scorsa si è inabissato nell'oceano Atlantico, ma è morta in un incidente stradale. Sull'autostrada che dall'aeroporto di Monaco di Baviera porta al Brennero - racconta il giornale Alto Adige - una coppia di pensionati meranesi di ritorno da una vacanza in Brasile è uscita di strada con l'auto. Kurt e Johanna Ganthaler avevano viaggiato su un aereo decollato pochi minuti prima di quello caduto nell'oceano e una volta arrivati in Baviera volevano rientrare velocemente a Merano concedendosi solo una breve sosta per la cena. A Kufstein in Austria, però, l'auto è volata fuori strada e per la donna non c'é stato nulla da fare.

mercoledì 3 giugno 2009

Gioco erotico finisce in tragedia: morta una donna

Vittima presumibilmente di un sex game ai confini dell'estremo, e' deceduta dopo un disperato ricovero
Napoli - È deceduta, probabilmente per un gioco hard finito male - secondo primi accertamenti - una giovane donna di 37 anni, a Caivano, in provincia di Napoli. 
La donna si era recata ieri pomeriggio all'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore (Napoli) con una grave lesione rettale: agli agenti della polizia ha raccontato che la ferita se l'era procurata cadendo accidentalmente su un manico di scopa. La donna si è spenta nella notte, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico. Durante un sopralluogo compiuto nella casa della persona deceduta, la polizia ha ritrovato un pezzo di manico di scopa con tracce ematiche. Sul fatto indaga la Procura e sono tuttora in corso indagini per fare chiarezza sulla tragica scomparsa della sfortunata donna.